
Perché ci dovrebbe interessare come sia nata la scrittura araba? Cosa c’è che ci appare così affascinante di quel modo di imprimere lettere sconosciute su foglio?
La scrittura araba, sembra essere apparsa prima della rivelazione islamica, con le sue prime attestazioni a Um al-Jimāl in Giordania. Nonostante sia ritenuta una delle lingue più difficili del mondo, possiamo affermare con sincera evidenza che il suo sistema di scrittura, nonostante metta in soggezione gli studenti, è certamente l’elemento più intuitivo rispetto alla difficoltà della lingua nel suo complesso, per cui ci si può facilmente abituare con un po’ di pratica. Ovviamente, la difficoltà di una lingua dipende sempre dal punto di vista e dalla lingua madre del parlante. Sebbene la grammatica araba possa sembrare complessa a chi non è madrelingua, con le sue declinazioni, il sistema verbale ricco e l’uso di radici triconsonantiche, la scrittura araba si caratterizza per una straordinaria capacità di esprimere sfumature emotive e concettuali in modo conciso ed elegante.
Il sistema di scrittura arabo viene da più studiosi ricondotto a quello nabateo per svariate evidenze, come la presenza di lettere che non si attaccano le une alle altre e i simboli del femminile a fine parola. Tuttavia, va aggiunto che la scrittura araba, pur derivando dal nabateo, si distingue per l’evoluzione che ha subito nel corso dei secoli. Ad esempio, la scrittura araba ha anche influenzato altre culture e lingue nel corso della storia, in particolare durante il periodo medievale, quando le traduzioni di opere scientifiche, filosofiche e matematiche arabe contribuirono in modo significativo al Rinascimento europeo. La scrittura araba, con la sua calligrafia raffinata, è stata inoltre una fonte di ammirazione e studio nelle culture romanze, che hanno apprezzato la sua eleganza e la sua capacità di coniugare estetica e funzionalità.
Nonostante molte culture, soprattutto quelle delle lingue romanze, siano state da tempo inclini alla scrittura, l’arabo è una lingua che ha tradizionalmente privilegiato la trasmissione orale. I popoli che oggi sono quasi interamente arabofoni tramandavano la cultura attraverso la voce, non tramite la scrittura. La scrittura è un evento relativamente recente per queste culture, tant’è che le prime iscrizioni risalenti agli stadi primordiali dello sviluppo della scrittura araba sono state rinvenute su oggetti di fortuna, come scapole, pelli di animali o pezzi di legno. Questi materiali, che non erano adatti alla scrittura duratura, venivano usati principalmente come supporto alla memoria durante la narrazione orale.
È curioso, quindi, che una grammatica così copiosa, robusta e articolata abbia avuto origine in seno a una cultura che non sentiva la necessità di mettere per iscritto tutta la propria complessità linguistica. Nessuna intelligenza artificiale, infatti, può eguagliare la meraviglia di questo processo evolutivo, che ha portato la lingua araba a svilupparsi attraverso la parola e solo successivamente ad essere codificata e sistematizzata nella scrittura.
L’epoca prima della nascita dell’Islam è conosciuta come l’epoca dell’ignoranza, ovvero Al-‘Asru al-Jāhiliyy (أَلْعَصْرُ أَلْجَاهِيليُّ), un termine che può sembrare denigratorio, ma che in realtà si riferisce al fatto che i popoli della Penisola Arabica non conoscevano ancora la rivelazione divina attraverso il profeta Muhammad (محمّدٌ). In questa epoca, tanto misteriosa quanto affascinante, “la bella espressione” era una qualità molto apprezzata, e ha dato origine a moltissime poesie tramandate di generazione in generazione per via orale. Questi testi, affidati alla memoria collettiva di professionisti chiamati ruwàt, sono la testimonianza di una tradizione culturale che valorizzava l’eloquenza e la capacità di esprimere concetti complessi attraverso il verso. La poesia preislamica, come quella di Imru’ al-Qays (إِمْرُؤ أَلْقَيْص), simbolizza tutt’oggi la classicità e la spiritualità dell’antichità araba, e il suo valore permane come uno degli esempi più puri di questa tradizione.
Dunque, la lingua araba era già connotata da una grammatica articolata e importante molto prima che venisse fissata e raccolta in modo sistematico, il che avvenne solo intorno all’ottavo secolo d.C. La codificazione grammaticale araba, infatti, è un processo che si sviluppò nel tempo, con l’obiettivo di preservare la corretta lettura e comprensione del Corano, ma anche di standardizzare l’uso della lingua in vari contesti.
La maggior parte dei ricercatori concorda nel ritenere che il primo a sviluppare la grammatica araba fu Abu al-Aswad al-Du’ali (69 AH). Egli si concentrò sulla definizione dei principi grammaticali delle categorie di soggetto e oggetto, e forse introdusse la forma esclamativa in risposta a un errore di sua figlia, che pronunciò Ajmalu (più bello) invece di Ajmala (quanto è bello). Consigliamo la visione di una scena tratta da una serie televisiva educativa irachena del 1986, أَحْلى الكَلَام, che vede il grammatico spiegare alla figlia che, per esprimere un’esclamazione, la parola avrebbe dovuto terminare con una fat’ha (َ )anziché con una dhamma (ُ )La frase che segue — “مَا أَجْمَلُ أَلسَّماَءِ تَسْأَلِين. مَا أَجْمَلَ أَلسَماَءَ تَتَعَجَّبِين” — mette in evidenza la differenza tra una domanda e una dichiarazione di meraviglia, due sfumature che sono al cuore della ricchezza espressiva della lingua araba.
Infine, ad Abu al-Aswad al-Du’ali viene attribuito anche l’uso dei punti sulle lettere arabe, un’innovazione che apportò un cambiamento significativo nella scrittura, permettendo una maggiore precisione nella lettura e nella comprensione dei testi scritti, e facilitando la codificazione della lingua in modo uniforme. Questo sviluppo è stato fondamentale non solo per la lingua araba, ma per la trasmissione del sapere nei secoli successivi.

